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Sospensione esecuzione: assegno di mantenimento, arretrati, esigibilità

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Tribunale di S. Maria C.V., sez. dist. di Caserta, G.E., ordinanza del 19.07.2012

 

Insussistenza del diritto agli arretrati dell’assegno di mantenimento dalla data di deposito del ricorso alla pronuncia dell’ordinanza presidenziale

 

MASSIMA NON UFFICIALE

Essendo, l’ordinanza presidenziale resa ai sensi dell’art. 708 c.p.c., un provvedimento temporaneo ed urgente adottato allo stato degli atti, è destinato a produrre i suoi effetti a far data dalla sua adozione, a meno che non sia espressamente prevista una diversa decorrenza.

In tal caso, non è quindi applicabile il principio giuridico secondo cui le statuizioni in ordine all’assegno di mantenimento contenute nella sentenza di separazione o divorzio, in mancanza di diversa previsione, producono i loro effetti a far data dalla domanda.

 

 

 

COMMENTO

Pronunciando sull’istanza di sospensione dell’esecuzione avanzata dal debitore esecutato costituitosi in opposizione nel procedimento di espropriazione forzata presso terzi, contro cui veniva eccepito il difetto del titolo esecutivo, con l’ordinanza in commento, il Giudice dell’Esecuzione, affrontava la dibattuta questione degli arretrati dell’assegno di mantenimento richiesti a decorrere dalla domanda, ovvero dalla proposizione del ricorso di separazione, sino alla pronuncia dell’ordinanza ex art. 708 c.p.c. emessa all’esito dell’udienza presidenziale di comparizione dei coniugi.

 

Nel caso in questione, già con la notifica del precetto, il coniuge affidatario dei minori, invocando il principio sancito dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui “il diritto all’assegno di mantenimento decorre dalla data della domanda, in applicazione del principio per il quale un diritto non può essere pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio” (ex multis Cass. 22/9/2008, n. 23938), pretendeva il pagamento di una somma corrispondente all’assegno di mantenimento che si assumeva maturato nel periodo intercorrente dal deposito del ricorso di separazione alla pronuncia dell’ordinanza presidenziale e, quindi, con effetto retroattivo rispetto alla data di emissione dell’ordinanza stessa.

 

Di contro, il Giudice dell’Esecuzione, riteneva che nel caso di specie non fosse applicabile il principio giuridico richiamato dal procedente, in quanto il titolo azionato era costituito dall’ordinanza resa ai sensi dell’art. 708 c.p.c. che, essendo un provvedimento temporaneo ed urgente adottato allo stato degli atti, è destinato a produrre i suoi effetti a far data dalla sua adozione, a meno che non sia espressamente prevista una diversa decorrenza.

 

Nel ritenere, quindi, la probabile fondatezza dell’eccezione di difetto del titolo esecutivo sollevata dall’esecutato, concedeva l’invocata sospensione dell’esecuzione.

 

In effetti, il principio giuridico invocato dal richiedente può trovare applicazione solo in presenza di un titolo definitivo, perché è solo con la sentenza definitiva che il giudice ha la facoltà di stabilire che l’obbligo dell’assegno di mantenimento decorra dalla domanda ed è solo a procedimento concluso che si possono rinvenire, nelle statuizioni contenute in sentenza, anche in assenza di specifiche previsioni, i dovuti crismi di stabilità su cui poter fondare eventuali pretese creditorie retroattive, in modo da soddisfare i principi fondamentali di certezza, esigibilità e liquidità dei crediti richiesti, su cui si fonda tutto il procedimento esecutorio.

           

                                                                                                                                       Avv. Rosalba D’Onofrio

 

 

 

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