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Opposizione ex art. 615 cpc - simultanea pendenza di due giudizi - connessione

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Tribunale di S.Maria C.V., I sez., sentenza del 17.01.2012 

 

 

Opposizione ex art. 615 cpc - simultanea pendenza di due giudizi - connessione  

 

MASSIMA NON UFFICIALE

La simultanea pendenza di due giudizi, il primo di opposizione all’esecuzione e l’altro di cognizione relativo all’accertamento dello stesso diritto, tra le medesime parti,  non genera una situazione di litispendenza né di continenza di cause, in quanto nessuna pronuncia contrastante potrà essere emessa da Giudici diversi – quello dell’esecuzione e quello ordinario - qualora vi sia una diversità di petitum e di causa petendi  tra i due giudizi.

 

 

COMMENTO

La fattispecie trae origine dal contemporaneo instaurarsi di due giudizi tra stesse parti processuali: un giudizio di opposizione all’atto di precetto (definito con l’accoglimento per inesistenza del titolo) e un giudizio di cognizione, avente ad oggetto l’accertamento del diritto di credito (fondato anche su fatti diversi).

 

Nel caso di specie, va rilevato come veniva respinta ogni richiesta di connessione, litispendenza e continenza di cause, inoltrata dal creditore al Giudice dell’esecuzione, in sede di costituzione nel giudizio di opposizione al precetto.

 

Il G.E., facendo proprio l’orientamento della Cassazione espresso con la sentenza n. 15190 del 19 luglio 2005, riteneva la non sussistenza della litispendenza o connessione tra il giudizio di accertamento positivo del credito e l’azione esecutiva, sostenendo che, nel caso in esame, non vi era identità di causa petendi.

 

Allo stesso tempo, non poteva essere riconosciuta la continenza di cause poiché l’opposizione agli atti veniva spiegata formulando, rispetto al giudizio ordinario di accertamento, ulteriori motivi di doglianza, diretti ovviamente ad accertare l’esistenza  e la regolarità formale del titolo esecutivo contro l’opposto; viceversa, l’esistenza del rapporto (di natura squisitamente sostanziale) di debito/credito tra le medesime parti formava oggetto, come detto, di autonomo giudizio di merito.

 

In conclusione, stante la quasi totale assenza di orientamenti di segno contrario rispetto a quello adottato dal G.E. nella stesura dei motivi della sentenza in commento, sentiamo di condividere quanto fortemente rimarcato. Non appare operabile, nel caso di specie, la  continenza e/o sovrapposizione delle domande giudiziali proposte: l’una tesa a confutare (formalmente) l’azionabilità del titolo esecutivo, l’altra volta ad accertare l’esistenza (sostanziale) del diritto stesso.

                                                             

                                                                                           Avv. Marianna Rinaldi     dr.ssa Pasqualina Tabacchino  

 

 

 

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